Il Diabete

Avvertenza

Questo materiale vi fornisce delle informazioni generali e non sostituisce i consigli del medico. Dovete contattare il vostro medico per rivolgergli qualsiasi domanda relativa alla vostra salute, terapia o cura.


Che cos’è l’insulina?

L’insulina è un ormone secreto dalle cellule beta delle “isole di Langerhans”, nel pancreas. Informa il fegato di bloccare la produzione di glucosio e, raggiungendo tramite il sangue i tessuti periferici, permette l'assorbimento del glucosio.


Che cos’è il diabete?

Il Diabete Mellito è ormai considerato da tempo non più una malattia, ma una sindrome che raggruppa numerose condizioni mediche, diverse dal punto di vista delle cause, ma con il comune denominatore di un aumento della presenza di zucchero nel sangue (glicemia alta, o iperglicemia).


Quali sono i segnali della presenza di diabete?

Alcuni sintomi possono farci sospettare la presenza di diabete, anche se la diagnosi può essere fatta solo con esami di laboratorio: sete eccessiva, eccessivo bisogno di orinare, fame, perdita di peso, affaticamento, stanchezza, visione sfuocata, offuscata, glicemia alta , zucchero e chetoni nelle urine.


Quando si parla di diabete?

Quando sono presenti dei sintomi e si verifica almeno una glicemia >=200 mg per dL
oppure
glicemia a digiuno >=126 mg per dL
oppure
glicemia due ore dopo un carico di 75 g. di glucosio >=200 mg per dL (esame della curva da carico).
Esistono anche condizioni intermedie tra lo stato di normalità ed il diabete che, se non curate, possono portare al diabete vero e proprio: 1) alterata glicemia a digiuno (glicemia a digiuno da 100 a <126) e 2) alterata tolleranza del glucosio (glicemia due ore dopo carico di glucosio da 140 a 200).


Quali forme di diabete conosciamo?

Diabete mellito tipo 1
Il diabete mellito tipo 1 (in passato chiamato tipo I, IDDM o diabete giovanile) è caratterizzato dalla distruzione delle cellule beta del pancreas causata da un processo autoimmune (quello che normalmente si erge a difesa del nostro organismo). Di solito porta alla mancanza assoluta di insulina e quindi all’innalzamento della glicemia. L'esordio è solitamente acuto e si sviluppa in un periodo di alcuni giorni o settimane. Oltre il 95 per cento delle persone con diabete tipo 1 sviluppano la malattia prima dei 25 anni di età, con un'uguale incidenza in entrambi i sessi. Vengono spesso riscontrati una storia familiare di diabete mellito tipo 1, celiachia o altri disturbi endocrini di natura autoimmune. Molti di questi pazienti hanno la “forma immuno-mediata” di diabete mellito tipo 1 con gli anticorpi delle beta-cellule e spesso altre malattie autoimmuni come la tiroidite di Hashimoto, il disturbo di Addison, vitiligine o anemia perniciosa. Alcuni pazienti, di solito quelli di origine africana o asiatica, non hanno anticorpi ma hanno presentazioni cliniche simili; di conseguenza, essi vengono inclusi in questa classificazione e la loro malattia è chiamata “forma idiopatica” o diabete mellito tipo 1B2. (MAYFIELD, J.: Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus: New Criteria, American Family Physician, 15 ottobre 1998)

Diabete mellito tipo 2
Il diabete mellito tipo 2 (in passato chiamato tipo II, NIDDM o diabete dell'adulto) è caratterizzato da una resistenza all’azione dell’insulina nei tessuti periferici e/o da un difetto di secrezione dell'insulina delle cellule beta del pancreas. Questa è la forma più comune di diabete mellito ed è strettamente associata con una storia familiare di diabete, età avanzata, obesità e scarso esercizio fisico. È più comune tra le donne, specialmente se hanno avuto un diabete gestazionale (vedi seguito). L'insulinoresistenza e l'iperinsulinemia possono portare ad una riduzione della tolleranza del glucosio: le cellule beta difettose divengono esauste, alimentando inoltre il ciclo di intolleranza al glucosio e di iperglicemia. Il diabete tipo 2 ha molteplici cause ed è probabilmente basato su fattori genetici, ma anche su componenti comportamentali. (MAYFIELD, J.: Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus: New Criteria, American Family Physician, 15 ottobre 1998)

Diabete mellito gestazionale
Il diabete mellito gestazionale identifica le donne che sviluppano diabete mellito durante la gravidanza. Molte donne classificate con diabete gestazionale hanno una normale omeostasi degli zuccheri durante la prima metà della gravidanza e sviluppano una relativa insulinodeficienza durante l'ultima metà della gestazione, sfociante in seguito in iperglicemia. L'iperglicemia si risolve in molte donne subito dopo il parto ma le pone tra le persone ad alto rischio di sviluppare diabete tipo 2 nel corso della vita. (MAYFIELD, J.: Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus: New Criteria, American Family Physician, 15 ottobre 1998)

Altri tipi specifici di diabete mellito
Questo gruppo include le persone con difetti genetici della funzione beta-cellulare (questo tipo di diabete è chiamato MODY o diabete dell'età adulta a esordio giovanile) o con difetti dell'azione dell'insulina; le persone con disturbi del pancreas esocrino, come quelli con pancreatiti o fibrosi cistica; persone con disfunzioni associate con altre endocrinopatie (p.e. acromegalia); e persone con disfunzioni del pancreas causate da farmaci, prodotti chimici o infezioni. (MAYFIELD, J.: Diagnosis and Classification of Diabetes Mellitus: New Criteria, American Family Physician, 15 ottobre 1998)


Come si cura?

La cura del diabete mellito è strettamente collegata al tipo di diabete ed alla sua gravità.
Il diabete di tipo 1 richiede necessariamente la somministrazione di insulina dall’esterno o, in alcuni casi di particolare gravità o concomitanza con altre patologie, di trapianto di pancreas o delle isole pancreatiche. Entrambe le tecniche di trapianto per il momento hanno ancora una riuscita troppo limitata e rischi associati troppo alti per essere eletti come terapia di uso comune. L’insulina può essere somministrata con più iniezioni giornaliere o con l’utilizzo di una piccola pompa di insulina (microinfusore). Alla terapia insulinica si deve associare una dieta equilibrata, uno stile di vita sano, una educazione all’automedicazione del paziente e all’autocontrollo delle glicemie.
Il diabete di tipo 2 viene curato in modi differenti a seconda della sua gravità. Normalmente è sufficiente una modificazione dei propri stili di vita: perdita di peso, dieta, esercizio fisico, controllo dei fattori di rischio correlati. In alcuni casi può essere anche necessaria la somministrazione di farmaci per bocca che servono ad abbassare il livelli di zucchero nel sangue, gli ipoglicemizzanti orali. Infine, nei casi in cui il diabete è ad uno stadio talmente avanzato da non essere più controllato con il solo stile di vita e nemmeno con i farmaci orali, si può procedere ad una terapia insulinica simile a quella del diabete tipo 1.
Il diabete gestazionale richiede uno stretto controllo per evitare danni alla madre ed al bambino che porta in grembo. Il primo intervento è sulla dieta e, se questo non produce i risultati sperati, si passa alla terapia insulinica che poi può essere sospesa al termine della gravidanza.


Quali sono le complicanze del diabete?

Esistono due tipi di complicanze, quelle acute e quelle a lungo termine.
Le complicanze acute possono essere dovute ad iperglicemia con conseguente chetoacidosi, fino al coma diabetico) ed ipoglicemia (abbassamenti eccessivi della glicemia, con conseguente malessere generale, fino alla perdita di coscienza e al coma). Le complicanze acute possono essere curate tramite un intervento tempestivo che corregga la situazione di anomalia (somministrazione di insulina e di liquidi per l’iperglicemia, di zuccheri ed eventualmente di un ormone chiamato glucagone per l’ipoglicemia). Se gestito in maniera inadeguata per un lungo periodo di tempo, il diabete può portare a complicazioni anche molto gravi. Per questo è necessario tenere sotto continua osservazione i vari indicatori del buon controllo glicemico (emoglobina glicata, glicemia), di eventuali danni (fundus dell’occhio, funzionalità renale, sensibilità cutanea, circolazione) oltre che gli altri fattori di rischio che possono contribuire all’insorgenza delle complicanze (pressione arteriosa, colesterolo, igiene dei piedi e della bocca, peso corporeo, sedentarietà, fumo, alcool, ecc...). Le complicanze del diabete, infatti, possono colpire gli occhi, il cuore, i reni, la circolazione sanguigna, il sistema nervoso. Nei casi di diabete non curato si può arrivare fino alla cecità, l’amputazione degli arti e nei casi più gravi la morte.

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Epidemiology of type 1 diabetes: the case of Sardinia