Diecimila stent applicati in Emodinamica

Toccata quota diecimila. Nei giorni scorsi la Struttura complessa di Emodinamica dell’ospedale "Brotzu" ha applicato l’ennesimo "stent" coronarico. Che, in vent’anni di attività, sono ora, appunto, diecimila.

Una tappa importante per il reparto, ma soprattutto per quei pazienti con gravi problemi cardiologici.
Lo stent infatti è una piccola protesi di metallo che viene inserita nell’arteria coronarica, ostruita dall’aterosclerosi, per restituire un normale flusso di sangue al muscolo cardiaco.

Si tratta di un intervento miniinvasivo effettuato in anestesia locale mediante l’inserimento di un catetere dalla arteria femorale (dall’inguine) o radiale (dal polso).

Si raggiunge così il cuore e, dopo una dilatazione con un palloncino, si rilascia lo stent per mantenere definitivamente aperta la coronaria ostruita.

Questo tipo di "intervento" si effettua al Brotzu da vent’anni nella Struttura complessa di Emodinamica diretta dal dottor Gianfranco Meloni, con il fondamentale contributo di altri tre medici (Bruno Loi, Francesco Sanna e Angelica Rossi) e di uno staff di infermieri e tecnici. In tutto questo periodo si sono evoluti sia il materiale che le tecniche.

Inizialmente lo stent era costituito da una "rudimentale" struttura metallica che rendeva difficile il suo posizionamento.

Oggi i nuovi materiali consentono un agevole impianto e il farmaco rilasciato dallo stent evita la "ristenosi" (il riformarsi dell’ostruzione in corrispondenza dello stent).

L’introduzione del catetere non avviene più solo tramite l’arteria femorale, ma anche con quella radiale: quest’ultima permette al paziente una ripresa più rapida e può già camminare subito dopo la procedura.

Diecimila stent rappresentano un traguardo importante per il dipartimento di Patologia cardio-toraco-vascolare, diretto dal dottor Maurizio Porcu, dove vengono applicate le più moderne tecniche emodinamiche.